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IL PENSIERO COMINCIA COL MENTIRE

Incomunicare su 27 settembre 2011 a 20:55

Nel febbraio del 1983 Konrad Lorenz e Karl Popper si incontrarono per un colloquio davanti al caminetto sul futuro dell’umanità. Il risultato è un piccolo saggio dal titolo emblematico “Il futuro è aperto”.

Molta parte della conversazione ruota attorno alla teoria del linguaggio.

Esistono 3 stadi nello sviluppo del linguaggio:

1 – la funzione ESPRESSIVA: ogni volta che il mio cane si muove, esprime uno stato interno. Quando dopo la corsa, si precipita alla ciotola e beve, esprime che ha sete.

2 – la funzione SEGNALETICA: ogni volta che un cane il mio cane scodinzola e poi corre e punta il guinzaglio, vuole segnalarmi che desidera uscire con me a fare una passeggiata.

3 - la funzione RAPPRESENTATIVA: ogni volta che un uomo parla con un altro uomo anche solo di un oggetto che in quel momento non è presente davanti ai loro occhi – rappresenta un concetto.

Il primo stadio non richiede interazione, ci si esprime anche senza bisogno di altri, nel secondo caso ci si aspetta che l’altro reagisca al segnale, nel terzo caso c’una interazione retroattiva del linguaggio e i due soggetti possono comunicare fintanto che i concetti espressi o le modalità di esprimere tali concetti sono noti a entrambi.

Tanto più un uomo avrà sviluppato la sua capacità di rappresentazione, tanto più semplice sarà per lui comunicare.

La conclusione è particolarmente interessante: lo sviluppo della capacità di rappresentazione avviene principalmente col gioco.

Prendete 2 bambini, 2 tazze, 2 piattini, 2 cucchiaini, 1 teiera e una zuccheriera, il tutto di plastica, esclusi ovviamente i bambini, la cosa più probabile che faranno è che si siederanno e imiteranno i grandi che bevono il té, ovvero “faranno finta” di bere il té e quasi sicuramente si faranno i complimenti per quanto è buono, aggiungeranno anche lo zucchero se troppo amaro.

In altre parole ,questi 2 bambini faranno una RAPPRESENTAZIONE, parlando di qualcosa che in realtà non c’è.  Impareranno così che la mente umana può elaborare concetti astratti, che può creare con la fantasia. Contemporaneamente impareranno che si può mentire.

 

10.000 ISOLE

InViaggi su 15 settembre 2011 a 21:26

Non so davvero se qualcuno le abbia mai contate, so che vale la pena andarci…per dare un’idea sono a sud della Florida e si spingono fino a raggiungere il Golfo del Messico.

Noi affrontiamo il mare appena dopo il temporale.

Andiamo al largo, avvistiamo dei delfini.

Il Ranger che ci accompagna scherza: “Ci sono posti in Florida, dove per 200$ vi fanno nuotare coi delfini….io per 45$ vi butto in acqua!”… poi aggiunge: “Con altri 160$ vi riprendo anche a bordo!”

Mentre rientriamo, il cielo si riempie nuovamente di nubi, il verde delle mangrovie assume un colore acido che sembra estendersi nell’acqua, fino a poco prima azzura e limpida. I pochi raggi di sole che filtrano dalle nuvole cariche di pioggia, si infrangono sulle onde con riflessi d’acciaio…poi inizia a piovere.

Pensavamo di vedere alligatori, ma lì è mare aperto e gli alligatori amano l’acqua dolce, così ci consigliano di fermarci lungo la strada che riporta a Miami, dove, nei canali, nonostante sia la stagione umida, ne vedremo a dozzine…e infatti, eccoli lì…pigri, indolenti nell’acqua fresca…mentre gli abitanti del posto pescano a pochi metri da loro. Dicono che l’alligatore non mangi più di 2 volte a settimana, per cui se è sazio, non è pericoloso….ma chi glielo chiede quando è stato il suo ultimo pranzetto??

IN VIAGGIO

InViaggi su 12 settembre 2011 a 21:17

Dicono che viaggiare è scoprire il mondo, le piccole o grandi differenze che rendono ogni Paese unico e irripetibile.

Confermo.

Tuttavia il mio viaggiare è più la ricerca delle piccole o grandi somiglianze, di ciò che accomuna persone di latititudini e temperature estremamente diverse; viaggiare è la ricerca della conferma che noi tutti, me compresa, facciamo parte di quel variegato e composito gruppo solitamente definito  “genere umano”. E’ rassicurante per chi tendenzialmente fatica a sviluppare un qualsiasi senso di appartenenza, per chi schifa le tessere, le tendenze, le mode…salvo frequentarle ogni qual volta che la curiosità prevale.

Viaggiare è riscoprire lontane radici nomadi: spostarsi per cercare altro e, nel farlo, essere disposti ad affrontare la novità, l’ignoto, il pericolo, forse. In termini più moderni viaggiare è uscire dalla nostra area di comfort per metterci alla prova e dimostrare a noi stessi di essere in grado di gestire situazioni diverse dal nostro confortante quotidiano.

Viaggiare è dimenticare  per un po’ la prudenza soffocante per vivere con consapevole incoscienza il significato della parola FIDUCIA.

Rifletto su questo, mentre le luci dell’aereo si spengono e noi voliamo nel cielo africano dominato dalla luna piena: partire senza sapere esattamente cosa ci aspetta, fidandoci che i voli siano in orario, che i bagagli arrivino, che gli altri passeggeri non siano pericolosi o anche solo molesti, che i piloti siano sobri… Per noi, turisti “fai da te” la fiducia si estende al fatto che all’aeroporto ci sia qualcuno ad attenderci, che il lodge sia accogliente, che il tour che hanno organizzato per noi sia all’altezza delle nostre aspettative e che ci ci accompagnerà, in qualche modo, si prenderà cura di noi.

Se sei un manager ti insegnano a non avere troppa fiducia, a verificare sempre cosa fanno i tuoi collaboratori. Non basta vedere se, alla fine, il risultato sarà buono, perchè “alla fine” è troppo tardi!  Così si crea un’attitudine paranoica al controllo degli altri, giustificata dalla pretesa di evitare gli errori e sostenuta dall’ignoranza che solo dagli errori si può davvero imparare.

Il rumore monotono delle eliche culla i miei pensieri, il buio e la notte fanno il resto….mi addormento.

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