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LE COSE CHE ACCADONO – parte II

Incomunicare su 24 aprile 2012 a 20:48

Un evento è qualcosa che accade.

Qualcosa, non qualsiasi cosa, occorre sapere distinguere.

Sembra facile:  quando ciò che accade è importante, allora siamo di fronte a un evento….ma importante per chi? per quanti? per quanto tempo e dove? …soprattutto, perché?

Siamo afflitti dalla sindrome da protagonismo:  vogliamo essere visibili, vogliamo un pubblico per le nostre performance… e  non mi riferisco  necessariamente a fenomeni come il GF, anche tenere un blog è un modo per mettersi in mostra.  Internet ci permette di essere visibili – senza essere visti – di sviluppare eventi virtualmente mondiali e contribuisce così ad aggravare la nostra sindrome.  Posso caricare un video su Youtube e ottenere milioni di click… questo, per la rete, è un evento. Non è importante se il video non ha alcun valore artistico, non importa se il contenuto è una semplice banalità, la rete ha le sue regole e il valore è proporzionale al numero dei click. Amen.

Non serve essere un genio per capire che questa logica è figlia di anni di auditel televisivi, a loro volta nipoti dei dati di tiratura e lettura della carta stampata….ovvero, dati di mercato, che permettono di dare un valore economico  a fenomeni intangibili e, in ultima analisi, permettono di vendere pubblicità o, per meglio dire, permettono ai pubblicitari di vendere pubblico.

La cosa in sé non è disdicevole, basta esserne consapevoli: ogni volta che partecipiamo a un evento mediatico o virtuale, diventiamo pubblico vendibile, a noi la scelta. Per quanto mi riguarda, sono felice e fiera del mio status di consumatore, del mio piccolo potere nel poter scegliere di guardare o meno una trasmissione, della mia libertà di scrivere ciò che credo e pubblicarlo on line dove chiunque può leggere e commentare.

Abbiamo così chiarito che nascono eventi, solo per creare un pubblico vendibile. La riflessione però deve spingersi oltre, quando si tratta di fare eventi a livello professionale.

Mi è capitato di organizzare eventi per centinaia, migliaia di persone. Lo sforzo in termini di risorse, di tempo, di denaro è notevole. La soddisfazione personale e professionale altrettanto: è una piccola dimostrazione di coraggio e incoscienza, di capacità decisionali e di talento organizzativo. Non male.

Mi è capitato di “inventare” eventi, basati su futili pretesti: un anniversario, il primo miliardo di fatturato, il raggiungimento del decimillesimo cliente…  Autocelebrazioni da condividere con un pubblico, che, naturalmente potrebbe anche rispondere “e chi se ne frega?”… Il trucco sta nel creare l’aspettativa, nella comunicazione che, settimane o mesi prima dell’evento, si fa sempre più intensa, pressante, accattivante, finché l’evento, finalmente, accade! E così chi fa parte dell’evento, gli invitati, gli eletti, che devono essere un numero di qualche centinaio, si sentono importanti, privilegiati. Ovviamente dopo l’evento deve seguire una comunicazione altrettanto precisa, puntuale, possibilmente coinvolgendo i media, nella maniera più opportuna… così che tutti i presenti possano dire agli amici e a se stessi “io c’ero!”.  Ecco creato l’evento.

Il contenuto?  Irrilevante. E’ stato un successo e lo rifaremo!

Centinaia, migliaia di eventi come questi accadono ogni anno. Sono eventi non –eventi, per il semplice fatto che, una volta passati, nulla cambia, nulla accade al di fuori del rumore dagli stessi provocato.  Solo se riconosciamo questo, credo che possiamo capire quando, davvero, ci troviamo di fronte a un vero evento, degno di essere ricordato.

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