Provate a chiedere in giro: vendere se stessi è un’opzione inaccettabile… o almeno dovrebbe esserlo: dalla nostra cultura democratica sono banditi la mercificazione della vita umana, la schiavitú, lo sfruttamento.
La Libertà è il supremo valore da difendere, anche a costo di… diventare …schiavi.
Deve esserci stato un momento in cui è stata fatta un po’ di confusione ed è passata l’idea che ognuno era libero e padrone di se stesso, tanto da poter scegliere di barattare anche la dignità, per avere qualcosa in cambio.
Tutti più o meno conoscono la storia del Dottor Faustus, il più noto tra coloro che scelsero la strada del baratto. Nella fattispecie, il famoso dottore cedette la sua anima per avere la Conoscenza. Si tratta di un caso lettrario, finalizzato alla dimstrazione morale: Faust voleva soddisfare la sua cieca ambizione, per farlo, si perdeva in un delirio di onipotenza, precipitava nell’abisso, dove, troppo tardi si pentiva, da cui il dramma.
L’arte, per permettere il compiersi della catarsi, deve spingerci a riflettere: qual è l’errore di Faust? Ovvero, qual è il limite dell’ambizione? Sì perchè è giusto che ogni uomo ambisca a migliorare la sua condizione, è giusto che cerchi la cultura, il sapere, la scienza… ma anche il denaro, il prestigio sociale, il riconoscimento pubblico…o no? Davanti a cosa ci si deve fermare?
Rifletto su quanto sta accadendo in Europa. Il genio di Antonio Ricci porta in scena un cagnolino di nome SPREAD! Senza più nascondersi dietro a ideologie, i pragmatici Capi di Governo di alcune delle Nazioni più ricche del mondo hanno candidamente confessato che chi comanda davvero è il denaro.
Per certi versi, meglio così: evitiamo inutili incomprensioni… certo, il piccolo romantico rivoluzionario che alberga in molti di noi, fatica ad accettarlo. Insomma pensare che uno Stato – voglio dire un insieme di persone, storia, lingua, arte, aziende, territorio, cultura… – vada in “default” ovvero in crisi perchè un manipolo di impiegati non lo ritiene affidabile, parrebbe una sciocchezza, se non fosse che è la verità.
Ma allora, se è confermato che è “l’argent qui fait la guerre” – con buona pace di chi non sopporta i francesismi – armiamoci e combattiamo la nostra battaglia quotidiana!! Chi siamo noi per opporci alla Realtà?
Ed eccoci pronti, in vetrina su blog, siti, social network, a mostrarci e a mostrare il nostro valore: curriculum, foto, amicizie, raccomandazioni…tutto serve per far scattare il totalizzatore.
Diciamolo: dal pollicione del “mi piace” o dalle stellette, che giudicano il gradimento di un video, un testo, una foto…. al “prezzo giusto” di un profilo on line, il passo è davvero breve!! … e onestamente non sono nemmeno certa che la cosa mi disturberebbe… lo so, sarebbe una pacchianata, ma viviamo in un contesto in cui il buon gusto è sparito da tempo, quindi abbracciamone allegramente le conseguenze.
Una volta che il mio profilo su linkedin viene prezzato…beh, posso sempre decidere di migliorarlo e aumentare quindi il mio valore, oppure, di quando in quando, di aprire la stagione dei saldi: valgo 100, ma se mi assumete questo mese, mi pagherete solo 90!!
Forse esagero… ma quando si capisce un gioco, è forte la tentazione di andare fino in fondo.
